11 giugno 2018

L'Europa e i rifugiati


La riforma del regolamento di Dublino bocciata qualche giorno fa da Salvini prevedeva di semplificare l’individuazione dello stato responsabile dell’esame di una richiesta di asilo.
In secondo luogo stabiliva un giusto meccanismo di rigorosa distribuzione dei richiedenti asilo (spartiti in quote calcolate sulla base della popolazione e del PIL dei vari stati europei).
C'era poi il controllo di ammissibilità delle domande di asilo, che nel caso spetterebbe al primo paese d’ingresso in Europa e la limitazione del diritto a presentare ricorso per i richiedenti asilo, la possibilità per gli stati dell’Unione di non partecipare al sistema correttivo di ridistribuzione versando 250mila euro per ogni richiedente asilo che rifiutano di accogliere, e l’estensione della definizione di parente anche ai fratelli e alle sorelle dei richiedenti asilo.
Di tutto questo in Italia non si è parlato, Salvini ha rifiutato in blocco tutta la proposta della Commissione europea per cui siamo tornati all'accordo di Dublino nella versione che impegna di più l'Italia come unico luogo di sbarco presente in Europa.
Sì, perchè nazioni come Francia, Regno Unito, Spagna, Olanda o Germania, solo a titolo di esempio, hanno chiuso i loro porti da anni e anni.
Non mi risulta che i governi di centro-sinistra abbiano mai stabilito un conflitto per far aprire i porti francesi e spagnoli o far cancellare gli accordi di Dublino.
Gridare allo scandalo oggi, e solo per il governo italiano di oggi, non serve.
Al massimo i governi trascorsi si sono lamentati del primo accordo di Dublino firmato dal governo Berlusconi-Maroni.
Berlusconi, con l'ausilio dell'allora ministro dell'Interno, il leghista Maroni, riuscì nel 1997 a firmare un accordo con tutti i Paesi dell'Unione europea, accordo ancora in vigore, che stabilisce che uno straniero sbarcato in una nazione europea non potrà lasciare quella nazione, ma dovrà rimanerci senza potersi trasferire in altro Paese dell'Unione europea. 
Le impronte digitali prese all'arrivo e inserite in un data-base europeo garantiscono che l'emigrato eventualmente fuggito in altra nazione sia rispedito in Italia.  
Bastava guardare una cartina geografica per capire che l'Italia è nel bel mezzo del Mediterraneo e che sarebbero venuti tutti o quasi da noi, ma Berlusconi e i suoi amici della Lega, mentre la ministra Gelmini aboliva la geografia dalle scuole superiori, non arrivarono a dare un'occhiata ad una mappa geografica e siglarono allegramente l'accordo.
Gli italiani e l'Italia hanno fatto tanto per accogliere, possiamo esserne orgogliosi, spesso senza averne i mezzi, ma come ha funzionato l'accoglienza?
Non si può dare un giudizio univoco perché le realtà di accoglienza e integrazione sono le più diverse, ma, fermo restando il ripudio totale di ogni razzismo, in linea con l'articolo 3 della nostra Costituzione, e le necessarie tutele degli stranieri perseguitati richiedenti asilo, in linea con l'articolo 10 della nostra Costituzione, è chiaro che un sistema di accoglienza, così come è ora, non funziona. 
Favorisce l'infiltrazione mafiosa, lo sfruttamento degli stranieri, la diffusione del lavoro nero, l'emarginazione, la criminalità e anche l'arricchimento di chi guadagna con la scusa dell'accoglienza.
Il fenomeno rischia di essere fuori controllo e andrebbe governato con vivo senso di solidarietà, ma anche con la massima fermezza e trasparenza. 
Si dovrebbero seguire i consigli dell’European Council for Refugees and Exiles (ECRE), che riunisce organizzazioni presenti in tutti i paesi europei, e che ha esortato il parlamento europeo a creare norme più giuste e rispettose dei diritti fondamentali dei richiedenti asilo.
Anche l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (ASGI) ci ricorda che non si può affidare alla geografia la gestione del fenomeno migratorio, "stabilendo un rapporto tra il paese di primo ingresso nell’Unione europea e la sua responsabilità nell’esaminare la domanda". 
Va introdotto un meccanismo europeo di ridistribuzione delle domande d’asilo all’interno del territorio dell’Unione.
E' necessario che intervenga un principio di solidarietà e di equa ripartizione tra i diversi paesi fin dal momento in cui un richiedente asilo entra nel paese di primo ingresso e non solo in una situazione di particolare sofferenza di quel paese (vedi estate a Lampedusa). 
Questa ripartizione dovrebbe avvenire tendendo conto dei “fattori di connessione” tra il richiedente asilo e un determinato paese: i legami familiari, la conoscenza della lingua, la presenza di un precedente soggiorno in un paese europeo, gli studi scolastici, i desideri espressi dal richiedente, la presenza di uno "sponsor" disponibile ad accogliere il richiedente asilo.
Chiudere i porti come fa Salvini, senza assumersi la responsabilità di non aver trattato sulla riforma dell'accordo di Dublino, è solo l'ennesima mossa teatrale che non serve a niente.
La Sinistra sta cadendo nella trappola dell'opposizione meramente ideologica al governo, in questo modo Salvini ci sguazza e aumenta i suoi voti.
Invece l'opposizione dovrebbe incalzarlo su quello che non fa, sulla inconsistente politica del governo, su una politica di annunci e chiacchiere che non risolveranno nè il problema dei rifugiati, nè cambieranno un sistema di accoglienza che non funziona.

Opera di Roger Pibernat



4 giugno 2018

Qualcuno, per favore, può dirgli di leggerlo?


Scrivevo, tra l'altro, prima delle elezioni:
"D come Dublino. Che programma hanno i partiti per tentare di abolire gli sciagurati accordi di Dublino firmati da Berlusconi e Maroni nel 2003, e che nessun governo è mai riuscito a cambiare?
(Ricordo che Berlusconi, con l'ausilio dell'allora ministro dell'Interno, il leghista Maroni, riuscì a firmare un accordo con tutti i Paesi dell'Unione europea, accordo ancora in vigore, che stabilisce che uno straniero sbarcato in una nazione europea non potrà lasciare quella nazione, ma dovrà rimanerci senza potersi trasferire in altro Paese dell'Unione europea. 
Le impronte digitali prese all'arrivo e inserite in un data-base europeo garantiscono che l'emigrato eventualmente fuggito in altra nazione sia rispedito in Italia.  
Bastava guardare una cartina geografica per capire che l'Italia è nel bel mezzo del Mediterraneo e che sarebbero venuti tutti o quasi da noi, ma Berlusconi e i suoi amici della Lega, mentre la ministra Gelmini aboliva la geografia dalle scuole superiori, non arrivarono a dare un'occhiata ad una mappa geografica e siglarono allegramente l'accordo)".

Oggi Salvini dichiara allegramente che non firmerà alcun cambiamento dell'accordo di Dublino.

Qualcuno, per favore, può dirgli di leggerlo?