4 dicembre 2018

Il presepe




Ricordo perfettamente quando da piccolo, con mio fratello mio padre e mia madre, facevo il presepe. Papà collegava un tubo di plastica tra il presepe e l'unico bagno di casa, e apriva l'acqua per fare laghetti e ruscelletti. Mamma spargeva ghiaietta bianca e farina sulla carta crespa, dipinta di verde, marrone e nero da noi stessi, che serviva a fare montagne e grotta. Si mettevano le lucette e i personaggi che non erano tantissimi, forse perché non erano tanti i soldi e mamma e papà dovevano far quadrare i conti. Si mettevano le candeline accese vere sull'abete, a rischio incendio, e poi la sera di Natale ci davamo tutti la mano, dicevamo la nostra preghierina tutti insieme, si apriva il tubo dell'acqua un minuto solo, si guardavano con trepidazione le lucette colorate, ci davamo un bacio tutti e il regalo più grande era vedere la dolcezza nello sguardo lucido di mamma e la soddisfazione di papà perché io e mio fratello eravamo sempre i più bravi a scuola; ma non è questo che vi voglio raccontare. Sono letteralmente scandalizzato dall'uso politico e strumentale che personaggi come Meloni e Salvini fanno del presepe. Il presepe è un simbolo di fratellanza e di amore. Farlo diventare come fanno Salvini e Meloni un simbolo di razzismo, odio e divisioni è profondamente anti-cristiano e molto razzista ed è l'opposto della vera civiltà italiana...

29 novembre 2018

Felpe senza tasche


C'era una volta un venditore di magliette e felpe.
Era di origine settentrionale.
Era bravo nelle chiacchiere e la gente che passava si fermava spesso ad ascoltarlo.
Tanti compravano le felpe e le magliette.
Il venditore era talmente bravo che molti compratori si facevano i selfie con lui.
Un giorno il venditore, per allargare il suo limitato orizzonte di vendite, si recò verso il Sud Italia.
Con sorpresa dei suoi amici del Nord, andò a Napoli, una città che aveva sempre odiato.
Si recò nel punto più adatto per vendere magliette e felpe: davanti allo stadio San Paolo affollato di tifosi che andavano alla partita.
Lì incontrò uno giovane napoletano che lavorava come steward allo stadio.
Lo steward gli diede consigli su come ingraziarsi i tifosi napoletani e lui ringraziò regalandogli una felpa.
Dentro lo stadio lo steward scoprì che la felpa era bucata e, finita la partita, tornò al venditore del Nord per dirglielo e farsela cambiare.
C'era una grande coda per comprare le felpe e lo steward pensò che il venditore era bravo a farsi amici i napoletani.
Quando gli disse della felpa bucata il venditore rispose che non l'aveva bucata lui, ma quelli che avevano avuto la felpa prima di lui.
Lo steward rise e pensò quasi di mettersi in società con un uomo così abile nella vendita e bravo nelle battute.
Si licenziò da steward allo stadio e andò a Genova a trovare un amico che, anche lui, gli aveva offerto un lavoro: come attore.
Passarono anni e il vecchio amico di Genova insegnò al giovane di Napoli a recitare.
Soprattutto, diceva il maestro di recitazione, non devi far capire agli altri quando non capisci una questione, la gente non ha interesse a conoscere la verità, basta fargli credere che quello che dici tu sia la verità. 
Da quel giorno il giovane dei dintorni di Napoli ricontattò il venditore di felpe e magliette proveniente dal Nord e si mise in società con lui.
Le vendite andavano benissimo.
Inventarono un nuovo tipo di felpe senza tasche e senza chiusure lampo.
Quando gli italiani chiedevano perché non c'erano tasche loro dicevano che era colpa di quelli di prima che le tasche non le facevano più.
Quando chiedevano perché quelli di prima non le facevano più, dicevano che era colpa dell'Europa.
La gente rimaneva un po' stranita, ma comprava lo stesso.
Col tempo gli italiani si vestirono tutti allo stesso modo, le stesse magliette, la stessa felpa.

Ora, da un po' di tempo, chi fa domande perde il lavoro, l'Italia ha cambiato nome e Napoli non si chiama più Napoli; e se uno pronuncia l'espressione "Roma capitale" gli fanno la multa.
I selfie non se li fa più nessuno.
La scuola insegna poche necessarie nozioni.
La storia e la letteratura sono materie vietate.
Se ti beccano con una vecchia antologia di italiano rischi la galera.
Le banche, inoltre, sono tutte chiuse per debiti.
Ora nessuno si lamenta più delle felpe senza tasche perché nessuno ha soldi da mettere in tasca.
L'Europa è lontana.

Molto lontana.