6 settembre 2017

Se fossi Presidente del Consiglio...


Se fossi il Presidente del Consiglio mostrerei al mondo un video delle bellezze delle zone colpite dal terremoto di un anno fa: gli affreschi del '300 e del '400, le chiese romaniche, le pievi e le abbazie, i borghi incantati arroccati sui picchi appenninici, i castelli, le torri e le rocche, i boschi, i tesori della cultura religiosa e civile.
Mostrerei anche i pascoli, le colture agricole uniche al mondo, gli allevamenti e le produzioni di alta collina, la cucina d'eccellenza delle nostre genti.
Mostrerei con amore, competenza, passione e orgoglio, che cosa era quella zona di cui oggi resta solo polvere per terra, e chiamerei il mondo alla ricostruzione.
Parlerei al mondo dell'identità unica, dell'arte che va salvata, di un mondo che non si può perdere.
Il nostro mondo!
Inviterei tutti gli urbanisti, i geologi e gli architetti del mondo a presentare i loro progetti per ricostruire Arquata e Pescara del Tronto, Visso, Norcia, Amatrice, Castelluccio, Montegallo, Ussita, Accumoli, Castel Sant'Angelo sul Nera...
Bandirei un concorso per tutti gli architetti del mondo.
Viene pagato lo studio che vince il bando, gli altri vengono pagati solo con la ricaduta d'immagine internazionale di cui godranno.
In questo modo le spese saranno ridotte al minimo.
Stabilirei speciali relazioni con studi che hanno collaborato in Giappone, in Perù, in Cile, in California a forme di ricostruzione.
Chiederei a scuole e Università di sviluppare ricerche per la ricostruzione.
Inviterei gli italiani a dire la loro perchè una democrazia vive della partecipazione di tutti.
Chiederei alle autorità di favorire la partecipazione delle popolazioni, di facilitare l'ascolto delle opinioni di chi ama il nostro territorio, ci vive, ci lavora, di chi ci viaggia, di chi verrà a vivere all'interno delle nuove progettualità.
Chiederei un finanziamento speciale alla Banca mondiale e sostegno finanziario all'Unione europea.
Farei lo stesso con tutte le banche del mondo.
Farei mostre digital-video internazionali, a Roma, a Parigi, a New-York, a Mosca, a Hong Kong, di tutti i progetti di tutti gli studi del mondo e inviterei le più alte autorità e i più facoltosi cultori dell'arte, della natura e della cultura a sponsorizzare i nostri progetti.
Chiederei ad uno staff di docenti delle scuole e delle Università italiane, e di tutto il mondo, di presentare un dossier per promuovere i nostri borghi e tutti i Monti Sibillini a patrimonio UNESCO dell'umanità.
Promuoverei la riorganizzazione del territorio in un piano di sviluppo ambientale, economico e culturale del tutto eco-
sostenibile.
Organizzerei un convegno dove si possa decidere come ricostruire in un modo unico, sapiente, capace di inventare e di miscelare antico e nuovo in un nuovo sogno di bellezza.
La bellezza del nostro Paese.



Nella foto la rocca di Arquata del Tronto

8 commenti:

Russel ha detto...

GRAZIE PAOLO! UNICO!

Maria Teresa Urbani ha detto...

La passione e i sogni sono assenti dal panorama socio-politico dell'Italia di oggi.
Grazie per averci ricordato che si può anche AMARE il nostro Paese!

Edoardo ha detto...

Verrebbe voglia di spedirla allla Presidenza del Consiglio

Matteo B. ha detto...

Idee che sono il prodotto della tua passione.
Chi non non gode della tua cultura e delle tue stesse competenze non capisce...
NON può capire...

Anonimo ha detto...

Alcune idee molto interessanti, altre francamente destinate a rimanere sogni...
In realtà il governo, con le sue diramazioni regionali sta lavorando, tutte le opinioni sono benvenute, ma bisogna anche rendersi conto dei problemi di gestione e coordinamento e capire che non si può fare tutto in poco tempo

Daniele Nurisso ha detto...

Se io fossi il presidente del Consiglio mi ricorderei senz'altro che prima del divorzio tra Tesoro e Banca d'Italia del 1982 il governo italiano non aveva bisogno di rivolgersi alla Banca Mondiale o all'Unione europea, né a tutte le banche del mondo per finanziare le necessarie spese dello Stato. Infatti un governo che abbia la sua moneta nazionale e la sua banca centrale può finanziarsi senza indebitarsi sui mercati.

Il Governo può spendere senza indebitarsi:

1) il Governo (il Tesoro) emette delle promesse di pagamento, i Titoli di Stato, e costringe per legge la propria Banca Centrale a comprarle emettendo denaro di Banca Centrale, (moneta di riserva), che il Governo spende; la Banca Centrale poi o non porta mai ad incasso i Titoli di Stato oppure alla scadenza accetta in pagamento altri Titoli di Stato;

2) il Tesoro utilizza uno scoperto illimitato, che mai dovrà colmare, su un suo conto di tesoreria nella Banca Centrale;

3) il Tesoro (il Governo) emette direttamente denaro di Banca Centrale (moneta di riserva) e la spende;

4) il Tesoro prende prestiti a 1000 anni dalla Banca Centrale

Il Tesoro spende usando riserve che ha nel suo conto presso la BC, come le ottenga è un aspetto secondario da un punto di vista sostanziale (le forme possono essere varie).

L'Italia prima del 1982, poteva utilizzare il primo e il secondo di questi punti.

Negli assetti attuali e passati il Tesoro non ha mai emesso direttamente riserve, ma nulla vieta che nuovi assetti siano così strutturati.

L'emissione di riserve non è vincolata da un punto di vista finanziario ma solo da un punto di vista reale, ossia il limite è dato esclusivamente della quantità di beni, servizi, asset acquistabili.

https://memmttoscana.wordpress.com/2013/09/15/come-si-finanziava-litalia-prima-del-divorzio-fra-tesoro-e-banca-ditalia-parte-5/ ...

paologls ha detto...

Il post non parla solo di finanziamenti straordinari: parla di identità nazionale, gestione del territorio, cultura, urbanistica, architettura, storia, stile, democrazia. Ricordo cortesemente a tutti i lettori di attenersi al tema del post nei commenti. Futuri commenti che non dovessero corrispondere al tema saranno inevitabilmente cestinati. Grazie!

Liliana V. ha detto...

Al di là della provocatoria sentenza "Se fossi il presidente ..." il post riesce a toccare tutti i temi di un territorio, quello devastato dal terremoto, che sta diventando il simbolo dell'incapacità non solo gestionale ma soprattutto culturale delle nostre autorità politiche.

L'incapacità è figlia diretta della ignoranza, assenza di cultura, conoscenza del mondo.

Ignoranza culturale, provincialismo e impreparazione gestionale, questa è la ricetta che i politici ci servono tutti i giorni,
le eccezioni lodevoli confermano la regola e la consuetudine