6 marzo 2014

I commenti di oggi al post sulla Grande Bellezza.



Come sempre ricevo tanti messaggi mail (e pochi commenti direttamente su questo blog). 
Le persone preferiscono dire le cose in privato.
Inoltre i commenti sono spesso sotto pseudonimo. 
Questo è uno degli aspetti più deprimenti dell'Italia di oggi: non si riesce a parlare, con nome e cognome, neanche di un film.
Sono molti che chiacchierano e chiacchierano, ma mai si prendono la responsabilità di ciò che dicono... 

Comunque alcuni messaggi ricevuti sono interessanti:
un amico, giornalista free-lance che vive all'estero, mi scrive:

"Stavo pensando di scrivere al NYTimes per richiedere il ritiro del nostro oscar..."

Un altro amico mi scrive e mi manda il suo link, con nome e cognome:

"Grazie, hai esplicitato delle cose su cui sono del tutto d'accordo purtroppo.

Ho ricevuto una dozzina di mail dello stesso tono: italiani delusi per la condizione che viviamo, colpiti dalla tragica rappresentazione che dà il film di Sorrentino, e preoccupati per il grullo compiacimento con cui è stato accolto.

Un messaggio dice:
"Il film è una vergogna nazionale. Nessuno discute della sua qualità estetica, ma chiunque, vedendolo, se è italiano dovrebbe sentire solo vergogna. 
Se è straniero provare pena per noi italiani. Che depressione."

Un altro scrive:
"Se non avesse vinto l'Oscar non gliene fregava niente a nessuno. Quando l'ho visto io c'era gente che dormiva in sala"

Solo uno, di Roma, mi scrive:
"Mi dispiace, ma a parer mio e di diversi miei amici il film è BELLISSIMO e racconta ciò che è la vita, come dice il protagonista alla fine. Forse il film è un po' lento: ma questa è questione di estetica."

No comment...

Leggi anche i commenti al post del 4 marzo 2014 (nella finestra commenti 4 marzo 2014).

3 commenti:

Russel ha detto...

Ne ho lette tante. Il miglior articolo è il tuo. Interessanti anche i commenti di oggi.

Stefano Parrettini ha detto...

Illuminanti commenti.

Altro che film BELLISSIMO!!!.....

Giulio D'Ercole ha detto...

Caro Paolo, ho postato il mio commento su FB, non personale, non per nascondermi ma perche' non avevo visto come postarlo qui. Una svista freudiana? Non credo. Sai che me ne importa di essere giudicato da altri o di nascondermi. Io il film l'ho trovato bellissimo e struggente e agli italiani che si indignano direi di guardare allo schermo come ad uno specchio e se proprio si devono vergognare si vergognassero di se' stessi. La lentezza del film e la non storia? E Antonioni? E Fellini e tanti altri grandissimi italiani e non (Wenders, Herzog, Chabrol, Tarkowski, Kieslowsky ecc.)? Io poi, pensa, una storia ce l'ho pure trovata e che persino che segue quasi pedissequamente le regole della sceneggiatura americana con tanto di cambiamento del carattere del personaggio principale durante il percorso narrativo. Vedi un po' come so' strano. (il tono ironico non e' ovviamente rivolto a te ma a tutti quei risiconi che, come si dice a Roma, si' proprio a Roma, c'hanno gli specchi de' legno a casa. Ad ogni il mio primo commento era questo: Condivido pienamente l'analisi del film, che pero' credo abbia vinto non solo perche' rispecchia gli stereotipi dell'Italia e degli italiani che tutto il mondo e non solo gli anglosassoni conoscono e si aspettano, ma anche per la sua ineccepibile creativita' e straordinaria tecnica. Se fosse solo per gli stereotipi dovremmo vincere premi ad ogni cinepanettone. Si' e' vero, il film parla di infinite tristezze umane, di solitudini e di folle vuote e vacue, contrapposte alla bellezza decadente di una Roma che, seppure in tragica rovina, e' sempre meravigliosa. Ma non si ferma li', non e' un talk show televisivo urlato e inconcludente di quelli che si vedono sempre da noi: il film offre almeno quelle che una volta si chiamavano "prese di coscienza" in personaggi che vanno dall'editrice a Sabrina Ferrilli, da Carlo Verdone a Toni Servillo. Il punto caro Paolo, e' che il grande pubblico, e lo chiamo così non per snobberia ma perché tale e', e' assai meno cosciente della sceneggiatura di un film e spesso si lascia ingannare assai di più o dai riflessi abbaglianti dell'Oscar o dall'invidia rancorosa per uno che sa fare il suo mestiere e che e' premiato e riconosciuto per questo (abitudini dimenticate in questa Italia che distrugge i talenti alla nascita). Un abbraccio.