Eh sì, due giorni fa stavo scrivendo sul tema dell'Europa quando è arrivata la doppia notizia: Berlusconi si ricandida, il PDL toglie l'appoggio al governo.
Ora stavo leggendo i commenti all'articolo di oggi sull'Economist.
Leggeteli, vi danno un'idea amara e dolorosa dell'immagine dell'Italia nel mondo.
Parlano di noi come dei derelitti: gli stranieri non si spiegano come gli italiani possano non dico votare, ma anche solo accettare un personaggio come Berlusconi leader dell'intero Centro Destra, un settore politico che in altri Paesi mostra persone misurate, capaci, colte; conservatori, ma spesso di impostazione liberale.
L'Economist sottolinea la volatilità della politica italiana e la difficoltà a capire la scelta di Berlusconi.
Le possibilità di vincere per l'ex-premier, in effetti, sembrano scarse.
Il vero obiettivo per Berlusconi, come nel 1994 e come sempre, è fare i suoi interessi.
Stava perdendo la leadership del suo partito e se l'è ripresa.
E' già stato condannato in primo grado e la legge che stava passando in parlamento sui parlamentari inquisiti poteva rovinarlo ed estrometterlo per sempre dallo scenario politico.
Inoltre se il PD vincesse in modo schiacciante si potrebbe ripresentare il rischio di una nuova legge sul conflitto di interesse.
A lui non interessa se Frattini non lo segue e se il PDL rischia di spaccarsi.
Il suo intento oggi è rendere ingovernabile l'Italia per trattare da posizioni di forza le posizioni di privilegio e monopolio che ha acquisito in anni e anni di governo e gestione monopolistica del potere.
Monti, che questo blog ha radicalmente criticato per la sua politica conservatrice, ha però fatto quello che Berlusconi non è mai stato capace di fare: dare credibilità all'Italia e salvarla dalla bancarotta.
Io ritengo che si poteva fare in modo diverso e chi legge questo blog lo sa bene, ma Monti lo ha fatto, onore a Monti.
Con Berlusconi invece andremmo certamente sulla strada di un triste ed inequivocabile declino.
Il mondo andrebbe avanti e noi diventeremmo un Paese del Terzo mondo, povero e ignorante, senza lavoro e senza servizi, con un popolo diviso a metà, chi lavora e paga le tasse e chi non le paga, ognuno chiuso nel suo egoismo.
Il quadro politico che ora ci aspetta è deprimente:
il voto di protesta porterà a Grillo, o a non andare a votare;
mentre gli elettori di Destra che sperano di salvarsi dall'imposizione fiscale saranno di nuovo conquistati dalle false promesse di Berlusconi, come sempre temibile perché proprietario di televisioni, case editrici, giornali, banche e supermercati.
Dall'altra parte il Centro Sinistra può coltivare ancora gli errori già noti: divisioni, personalismi, incapacità a comunicare con l'italiano comune, rincorsa di temi politici significativi, ma decisamente marginali per l'attuale congiuntura sociale ed economica come il matrimonio gay.
Una Chiesa sempre più in crisi di credibilità farà i suoi interessi politici in modo rapace.
Il rischio di ingovernabilità e di instabilità è grande.
Gli italiani dovrebbero vivere questo momento come il 1946: aver voglia di ricostruire un Paese dilaniato dalla guerra civile, aver l'umiltà che deriva dalla fame, aver voglia di vincere, aver voglia di unità in una sola nazione.
Io non vedo allo stato attuale una classe dirigente in grado di guidare il Paese, ma se c'è e ha onestà, fegato, idee, passione civile questo è il momento di lavorare e parlare, senza politichese e senza metafore, al popolo.
Paolo Giunta La Spada
Italy & World
9 dicembre 2012
6 dicembre 2012
L'Europa e la Sinistra.
Oggi la Sinistra sta facendo un grande regalo alle Destre: sta regalando alle Destre il tema della critica dell'Europa.
E' incomprensibile visto che l'Europa di oggi, con le sue forme politiche, non sembra essere né animata da spirito di giustizia e condivisione, né solidale nei confronti delle classi sociali che, in ogni nazione, stanno pagando la crisi al posto di chi l'ha prodotta.
Io sono stato favorevole alla costruzione dell'Europa unita perché ha garantito pace e prosperità per più di mezzo secolo, ma sono decisamente avverso a come si è prospettata l'Unione Europea in questi ultimi 12 anni con l'unione monetaria basata sull'Euro.
L'Euro ha comportato una unificazione forzata delle politiche monetarie che ha favorito Germania e Francia, forti di una diplomazia accorta e unita sugli obiettivi da raggiungere: favorire le politiche industriali dei paesi del Nord Europa a svantaggio delle politiche agricole dei Paesi del Sud Europa, gestire le divergenti esigenze finanziarie dei varii paesi con una forte centralizzazione preventivamente concordata a Parigi e a Berlino.
Oggi si parla sempre di debito pubblico, ma la crisi che ha cominciato a "mordere" a partire dal 2008 non ha colpito solo i Paesi con alto debito.
A quell'epoca la Grecia aveva il debito pubblico al 110% in rapporto al PIL, l'Italia il 106%, il Belgio l'89%, la Francia il 67% e la Germania il 66%.
La crisi è invece esplosa in Irlanda (debito pubblico basso al 44% del Pil), in Spagna (debito molto basso al 40%), in Portogallo (65%, inferiore a quello della Germania).
La crisi, con sovrapproduzione industriale, giacenze di invenduto, fallimenti di aziende, licenziamenti e disoccupazione, presupponeva:
1) svalutazione dell'Euro e parità 1 a 1 col dollaro
2) un cambio di politica economica a favore dell'agricoltura e dell'allevamento dell'area mediterranea
3) misure anti-inflazione.
E' stato fatto nulla.
L'Europa ha fatto finta di aiutare la Grecia, ma in realtà l'aiuto, cioè il prestito, è legato a tante e tali condizioni da concretizzarsi come una completa perdita di sovranità dei greci che sono ormai legati ad un interminabile futuro di pagamento-debiti con tassi da usura.
Facciamo un esempio immaginario:
ho un "fratello" che sta in crisi economica perché qualcuno gli impone di non produrre il latte delle sue pecore, o di non fare più i formaggi come li ha sempre fatti.
Secondo voi: io lo aiuto prestandogli i soldi a tassi da usuraio?
In quel modo mio fratello, inizialmente si sentirà blandito dagli aiuti e starà zitto, quindi uscirà dalla produzione e dal mercato, infine, ormai reso incapace di competere, fallirà per i debiti accumulati.
Lo aiuto se lo lascio libero di produrre quanto latte e formaggio vuole e se lo lascio libero di venderlo, incentivandolo a fare una produzione sempre migliore e di qualità, a chi gli pare.
L'Europa è "politica" calata dall'alto a vantaggio delle grandi multinazionali del continente, strozza le produzioni agroalimentari del nostro Paese, distrugge le produzioni tipiche e di qualità, e la biodiversità.
L'Europa continua ad esigere dalla Grecia il pagamento dei titoli di Stato emessi negli anni scorsi.
Nessuno dice che il paese più esposto con i titoli di stato greci è la Germania, le banche tedesche, i risparmiatori tedeschi che vogliono i soldi indietro a tassi da usuraio, a livelli di camorra.
Il salvataggio continuo operato dalla BCE va a vantaggio dei grandi gruppi finanziari tedeschi.
Nel frattempo la Grecia ha perso la sua sovranità perchè niente di ciò che succede ad Atene viene deciso ad Atene.
Tutto viene deciso a Bruxelles dai premier più in vista che a loro volta lo hanno deciso a Londra, Berlino e Parigi, e rispondono ai loro interessi nazionali e, in alcuni casi, ai propri interessi personali di natura elettorale o lobbistica.
Agli imprenditori agricoli italiani viene imposto di produrre tanto latte quanto fa comodo ai produttori tedeschi visto che a noi vengono imposte le quote latte e l'importazione del 50% del latte che consumiamo dalla Germania e dall'Austria.
Non possiamo produrre più di tanto formaggio, arance, o acciaio, perché qualcuno dall'alto, alla faccia dell'economia di mercato, stabilisce chi produce, dove e quando.
Gli accordi sottobanco tra imprese nazionali e rappresentanze politiche presenti a Bruxelles è prassi, non è net-working, è una "mafia in doppio petto".
Vengono immessi nel sistema finanziamenti ingenti a seconda delle lobbies più rappresentative di Strasburgo e Bruxelles.
L'impossibilità per i singoli paesi di fare autonome politiche economiche fa scattare gli attacchi dei mercati sostenuti da gruppi finanziari che hanno la forza per fare pressioni sulla Banca Europea e determinano il ranking dei vari paesi.
Che cosa ha di liberale e democratico un'Europa del genere?
Perché il Centro Sinistra sta "regalando" al Centro Destra il tema dell'analisi critica dell'Europa di oggi?
Che senso ha criticare Marchionne e poi accettare acriticamente l'Euro e un'unione monetaria che è decisa dai soli poteri forti?
L'Europa di oggi non è democratica: gli inglesi hanno creato l'espressione P.I.G.S. per intendere i Paesi "maiali", cioè Portogallo, Irlanda o/e Italia, Grecia, Spagna.
Proprio un bell'esempio di politically correct inglese...
Ogni giorno alla BBC, ma anche in tutte le radio e televisioni del Nord Europa l'espressione viene ripetuta per convincere i popoli che la colpa è dei P.I.I.G.S..
E' questa l'Europa del rispetto reciproco e della solidale unità di intenti?
Eppure per decenni, con la nostra lira e l'indipendenza della nostra economia, con persone straordinarie come Enrico Mattei, abbiamo fatto tanta strada.
In una terra ricoperta di montagne sismiche, senza minerali e senza risorse energetiche, dopo una dittatura insopportabile che aveva ridotto il Paese nelle macerie fisiche e morali, grazie solo al nostro lavoro di italiani svegli, intelligenti e laboriosi, siamo diventati il quinto paese più forte del mondo come PIL.
Con un'industria formidabile che ha creato alcuni tra gli oggetti più belli e tecnologici della storia dell'umanità.
Come mai con l'Euro le nostre imprese falliscono?
E' semplice: una politica finanziaria centralizzata a livello europeo non fa gli interessi dell'Italia.
E' un tema di Destra, di Sinistra, o è un tema caro a tutti noi italiani?
Ci sono due opzioni:
1) la riforma globale dell'Unione Europea
2) l'uscita dall'Unione Europea o, almeno, l'uscita dall'Euro.
Per praticare una delle due opzioni, o per praticare la prima riservandosi di entrare nella seconda, serve una classe di governo liberale e democratica, ferrata negli studi accademici e nell'esperienza sociale e di mercato, creativa, aperta, preparatissima a livello internazionale, che sappia usare le lingue straniere come fosse l'italiano, che sappia dirigere e coordinare le politiche industriali e agricole, i beni culturali e ambientali, i servizi, le infrastrutture, che sappia ascoltare gli italiani e, soprattutto, che non abbia complessi di inferiorità davanti alle altre classi politiche degli altri paesi.
E' un errore pensare, come fa la signora Merkel, che "la colpa è della Grecia", o che solo tagliando la spesa pubblica si possano risolvere i problemi delle aziende che chiudono.
L'intera politica europea è contro i nostri modelli di sviluppo e contro i nostri distretti industriali semplicemente perché è a favore di altri modelli e di altri distretti.
L'Europa è diventata anche un grande alibi per la Sinistra che fa sempre meno gli interessi dei lavoratori: il "ce lo chiede l'Europa" è diventato il verbo ipocrita di una classe politica che non sa riformare la società, non vuole tagliare i costi della politica, non sa difendere i diritti delle classi sociali svantaggiate sempre più colpite da tasse rapaci e abbassamento dei salari.
© RIPRODUZIONE RISERVATA Paolo Giunta La Spada
E' incomprensibile visto che l'Europa di oggi, con le sue forme politiche, non sembra essere né animata da spirito di giustizia e condivisione, né solidale nei confronti delle classi sociali che, in ogni nazione, stanno pagando la crisi al posto di chi l'ha prodotta.
Io sono stato favorevole alla costruzione dell'Europa unita perché ha garantito pace e prosperità per più di mezzo secolo, ma sono decisamente avverso a come si è prospettata l'Unione Europea in questi ultimi 12 anni con l'unione monetaria basata sull'Euro.
L'Euro ha comportato una unificazione forzata delle politiche monetarie che ha favorito Germania e Francia, forti di una diplomazia accorta e unita sugli obiettivi da raggiungere: favorire le politiche industriali dei paesi del Nord Europa a svantaggio delle politiche agricole dei Paesi del Sud Europa, gestire le divergenti esigenze finanziarie dei varii paesi con una forte centralizzazione preventivamente concordata a Parigi e a Berlino.
Oggi si parla sempre di debito pubblico, ma la crisi che ha cominciato a "mordere" a partire dal 2008 non ha colpito solo i Paesi con alto debito.
A quell'epoca la Grecia aveva il debito pubblico al 110% in rapporto al PIL, l'Italia il 106%, il Belgio l'89%, la Francia il 67% e la Germania il 66%.
La crisi è invece esplosa in Irlanda (debito pubblico basso al 44% del Pil), in Spagna (debito molto basso al 40%), in Portogallo (65%, inferiore a quello della Germania).
La crisi, con sovrapproduzione industriale, giacenze di invenduto, fallimenti di aziende, licenziamenti e disoccupazione, presupponeva:
1) svalutazione dell'Euro e parità 1 a 1 col dollaro
2) un cambio di politica economica a favore dell'agricoltura e dell'allevamento dell'area mediterranea
3) misure anti-inflazione.
E' stato fatto nulla.
L'Europa ha fatto finta di aiutare la Grecia, ma in realtà l'aiuto, cioè il prestito, è legato a tante e tali condizioni da concretizzarsi come una completa perdita di sovranità dei greci che sono ormai legati ad un interminabile futuro di pagamento-debiti con tassi da usura.
Facciamo un esempio immaginario:
ho un "fratello" che sta in crisi economica perché qualcuno gli impone di non produrre il latte delle sue pecore, o di non fare più i formaggi come li ha sempre fatti.
Secondo voi: io lo aiuto prestandogli i soldi a tassi da usuraio?
In quel modo mio fratello, inizialmente si sentirà blandito dagli aiuti e starà zitto, quindi uscirà dalla produzione e dal mercato, infine, ormai reso incapace di competere, fallirà per i debiti accumulati.
Lo aiuto se lo lascio libero di produrre quanto latte e formaggio vuole e se lo lascio libero di venderlo, incentivandolo a fare una produzione sempre migliore e di qualità, a chi gli pare.
L'Europa è "politica" calata dall'alto a vantaggio delle grandi multinazionali del continente, strozza le produzioni agroalimentari del nostro Paese, distrugge le produzioni tipiche e di qualità, e la biodiversità.
L'Europa continua ad esigere dalla Grecia il pagamento dei titoli di Stato emessi negli anni scorsi.
Nessuno dice che il paese più esposto con i titoli di stato greci è la Germania, le banche tedesche, i risparmiatori tedeschi che vogliono i soldi indietro a tassi da usuraio, a livelli di camorra.
Il salvataggio continuo operato dalla BCE va a vantaggio dei grandi gruppi finanziari tedeschi.
Nel frattempo la Grecia ha perso la sua sovranità perchè niente di ciò che succede ad Atene viene deciso ad Atene.
Tutto viene deciso a Bruxelles dai premier più in vista che a loro volta lo hanno deciso a Londra, Berlino e Parigi, e rispondono ai loro interessi nazionali e, in alcuni casi, ai propri interessi personali di natura elettorale o lobbistica.
Agli imprenditori agricoli italiani viene imposto di produrre tanto latte quanto fa comodo ai produttori tedeschi visto che a noi vengono imposte le quote latte e l'importazione del 50% del latte che consumiamo dalla Germania e dall'Austria.
Non possiamo produrre più di tanto formaggio, arance, o acciaio, perché qualcuno dall'alto, alla faccia dell'economia di mercato, stabilisce chi produce, dove e quando.
Gli accordi sottobanco tra imprese nazionali e rappresentanze politiche presenti a Bruxelles è prassi, non è net-working, è una "mafia in doppio petto".
Vengono immessi nel sistema finanziamenti ingenti a seconda delle lobbies più rappresentative di Strasburgo e Bruxelles.
L'impossibilità per i singoli paesi di fare autonome politiche economiche fa scattare gli attacchi dei mercati sostenuti da gruppi finanziari che hanno la forza per fare pressioni sulla Banca Europea e determinano il ranking dei vari paesi.
Che cosa ha di liberale e democratico un'Europa del genere?
Perché il Centro Sinistra sta "regalando" al Centro Destra il tema dell'analisi critica dell'Europa di oggi?
Che senso ha criticare Marchionne e poi accettare acriticamente l'Euro e un'unione monetaria che è decisa dai soli poteri forti?
L'Europa di oggi non è democratica: gli inglesi hanno creato l'espressione P.I.G.S. per intendere i Paesi "maiali", cioè Portogallo, Irlanda o/e Italia, Grecia, Spagna.
Proprio un bell'esempio di politically correct inglese...
Ogni giorno alla BBC, ma anche in tutte le radio e televisioni del Nord Europa l'espressione viene ripetuta per convincere i popoli che la colpa è dei P.I.I.G.S..
E' questa l'Europa del rispetto reciproco e della solidale unità di intenti?
Eppure per decenni, con la nostra lira e l'indipendenza della nostra economia, con persone straordinarie come Enrico Mattei, abbiamo fatto tanta strada.
In una terra ricoperta di montagne sismiche, senza minerali e senza risorse energetiche, dopo una dittatura insopportabile che aveva ridotto il Paese nelle macerie fisiche e morali, grazie solo al nostro lavoro di italiani svegli, intelligenti e laboriosi, siamo diventati il quinto paese più forte del mondo come PIL.
Con un'industria formidabile che ha creato alcuni tra gli oggetti più belli e tecnologici della storia dell'umanità.
Come mai con l'Euro le nostre imprese falliscono?
E' semplice: una politica finanziaria centralizzata a livello europeo non fa gli interessi dell'Italia.
E' un tema di Destra, di Sinistra, o è un tema caro a tutti noi italiani?
Ci sono due opzioni:
1) la riforma globale dell'Unione Europea
2) l'uscita dall'Unione Europea o, almeno, l'uscita dall'Euro.
Per praticare una delle due opzioni, o per praticare la prima riservandosi di entrare nella seconda, serve una classe di governo liberale e democratica, ferrata negli studi accademici e nell'esperienza sociale e di mercato, creativa, aperta, preparatissima a livello internazionale, che sappia usare le lingue straniere come fosse l'italiano, che sappia dirigere e coordinare le politiche industriali e agricole, i beni culturali e ambientali, i servizi, le infrastrutture, che sappia ascoltare gli italiani e, soprattutto, che non abbia complessi di inferiorità davanti alle altre classi politiche degli altri paesi.
E' un errore pensare, come fa la signora Merkel, che "la colpa è della Grecia", o che solo tagliando la spesa pubblica si possano risolvere i problemi delle aziende che chiudono.
L'intera politica europea è contro i nostri modelli di sviluppo e contro i nostri distretti industriali semplicemente perché è a favore di altri modelli e di altri distretti.
L'Europa è diventata anche un grande alibi per la Sinistra che fa sempre meno gli interessi dei lavoratori: il "ce lo chiede l'Europa" è diventato il verbo ipocrita di una classe politica che non sa riformare la società, non vuole tagliare i costi della politica, non sa difendere i diritti delle classi sociali svantaggiate sempre più colpite da tasse rapaci e abbassamento dei salari.
© RIPRODUZIONE RISERVATA Paolo Giunta La Spada
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