4 luglio 2017

Deportazioni...

Come sempre in Italia abbiamo molti spettatori.
Dell'emigrazione non si parla. 
Ognuno ha paura delle censure dell'altro.
Pessimo segno per una democrazia.
L'Italia non è mai uscita da un clima anti-democratico che vede nell'avversario politico un nemico da abbattere.
Se credessimo tutti nella libertà e nella democrazia ci asterremmo da giudizi tipici di sub-culture ignoranti, o arroganti. 
Ci aspettano sfide culturali, economiche, politiche, civili in cui serve confronto, dialogo, civiltà, educazione, educazione alla pace. 
Ci serve comunione di obiettivi: fare del nostro Paese, comunque la si pensi, una nazione libera, indipendente, democratica; dove tutti, anche nella diversità delle idee, ci prendiamo le nostre responsabilità e contribuiamo attivamente a vivere in un luogo di cui essere orgogliosi.

La prima cosa che non sopporto è quando si mischia il tema dell'emigrazione all'argomento del razzismo.

Il razzismo è negazione del Vangelo e anti-cristiano, è anti-storico, è anti-scientifico.
Il razzismo è dis-umano.
Nella nostra storia, ci ha condotto alle leggi razziali, alle persecuzioni e alle deportazioni, alla guerra, alla sconfitta, al disonore.

La civiltà, invece, è rispetto di ogni identità e libertà. Sempre.

L'emigrazione col razzismo c'entra poco o nulla.
Mischiare i problemi dell'emigrazione o della sicurezza con ideologie razziste è tipico degli estremisti di destra, dei fascisti di ogni epoca.

Ma l'errore lo fa anche la Sinistra quando mischia i problemi: una cosa è essere antirazzisti, altro è pensare di accogliere chiunque, sempre e comunque.
Non è possibile accogliere chiunque.
E' demagogia.

Non è possibile integrare chiunque.
Non ne abbiamo i mezzi e le capacità.
Inoltre non tutti vogliono integrarsi e rispettare i valori di una democrazia liberale.
Io voglio vivere in una società liberale e democratica.
Non permetterò mai che si torni indietro sui diritti di una società che voglio laica nei suoi fondamenti.
Quando si accetta di coprire il corpo di una donna con il burkini, per esempio, si fa un passo indietro sui diritti.
Non mi piacciono i divieti, mi piacciono le libertà civili. 

Voglio un approccio laico anche al problema dell'integrazione. Non è possibile che il Papa, anche questo splendido Papa Francesco, possa decidere quello che compete allo stato (così come lo stato non può decidere ciò che riguarda i dogmi di una religione).

Sull'argomento ci serve una posizione unitaria. L'Italia ha salvato molte vite umane e dobbiamo esserne orgogliosi, ma l'accoglienza deve funzionare in forme socialmente accettabili e ordinate, e con modalità che non possano consentire i guadagni delle mafie sugli immigrati.
C'è troppa gente che specula su di loro e l'immigrazione assomiglia troppo spesso a una deportazione.
Gli emigrati hanno diritto a risposte che non possono essere nè i muri, nè i confini blindati, ma neanche la faciloneria di chi non sa organizzare risposte politiche e fa finta di non vedere tutte le atroci conseguenze di una deportazione di massa.




Nairobi, Kenya, luglio 2013

2 commenti:

AnnaLisa ha detto...

In Italia è un argomento tabù.
Perfino l'antifascista Fallaci fu tacciata di fascismo perchè sollevava il problema di un'emigrazione fuori controllo

Edoardo ha detto...

La destra ha una posizione chiara.
Becera, volgare, schifosa ma chiara.
La sinistra invece è amica di tutti come sempre e quindi non fa niente e non si sa che cosa farà
Probabilmente niente