21 novembre 2018
Amo l'Italia
Si può "pretendere" che il ministro Salvini la smetta di dire cose dannose per l'Italia come "ora aspetto le lettera di Babbo Natale" in riferimento alla lettera dell'Unione europea?
Si può pretendere che chi è riuscito in pochissimi mesi a distruggere l'immagine dell'Italia nel mondo, e a inguaiarne l'economia, e ad avvelenare le nostre relazioni civili, se ne vada a casa?
Quanto al voto ricordo che alle elezioni del marzo 1933 il partito di Hitler prese il 43,9%.
Poi sappiamo tutti come è andata.
Mio padre, tutta la vita con profondo orgoglio nell'Arma dei Carabinieri, ha combattuto tedeschi e fascisti per regalarci un'Italia prospera e libera.
Indietro io non torno. Amo l'Italia e non amo gli imbroglioni.
3 novembre 2018
4 novembre
L'Italia dichiarò guerra all'Austria il 23 maggio del 1915.
Non c'era alcuna ragione che giustificasse l'ingresso dell'Italia nel conflitto viste le trattative del governo con Vienna, e le concrete possibilità di accordo con Londra: poteva essere sfruttata la neutralità ottenendo non solo Trento, Trieste, e le "terre irredente", ma anche tutti i vantaggi che sarebbero derivati da una condizione interna di pace.
Prevalse, purtroppo, l'idea della guerra.
Al censimento del 1911 la popolazione italiana ammontava a 35.845.048 residenti e a 34.671.377 presenti di fatto.
Tra il 1915 e il 1918 vennero chiamati alle armi 5.903.140 italiani; di questi 4.200.000 furono impiegati in prima linea.
I morti in guerra o per cause di guerra furono, considerando le diverse fonti, tra 680.000 e 709.000.
I feriti furono 950.000 - 1.050.000; di questi 463.000 riportarono menomazioni permanenti.
I prigionieri italiani furono circa 600.000, metà dei quali catturati dagli austro-tedeschi dopo la disfatta di Caporetto del 24 ottobre 1917.
100.000 italiani morirono durante la prigionia per le epidemie infettive presenti nei campi, ma soprattutto di fame, a causa del criminale ordine imposto dal governo italiano di bloccare i pacchi delle famiglie ai figli prigionieri, indicati come possibili sospetti di vigliaccheria.
La cosiddetta battaglia finale a Vittorio Veneto fu in realtà la constatazione della resa, dello sbando e del crollo irreversibile dell'impero austro-ungarico, spazzato dalle divisioni delle insorgenti nazionalità che lo avevano composto per secoli.
Se gli italiani dovessero scegliere una battaglia decisiva per le sorti della Patria, e rappresentativa della ritrovata unità nazionale nell'amara tragedia del conflitto, questa dovrebbe essere senz'altro la battaglia del Piave, e non di Vittorio Veneto.
La prima guerra mondiale che, ancor oggi, viene definita come "quarta guerra d'indipendenza italiana", fu un massacro inutile e drammatico che determinò il peggiorare delle condizioni economiche e sociali d'Italia e favorì il successivo avvento della dittatura.
Iscriviti a:
Post (Atom)
