17 gennaio 2012

Attacco all’Italia.

L’ho già scritto in “Vivere pericolosamente”: nel mondo abitato da più di 7 miliardi di persone è in atto una guerra per impossessarsi delle risorse residue del pianeta. Chi ha potere e denaro cerca di espandere il suo dominio e la lotta è feroce e senza esclusione di colpi a scapito dei diritti umani e delle libertà democratiche dei popoli.

Sorprende che l’Italia sia arrivata ad accumulare miliardi di debito senza fare niente per anni e anni. La tripla BBB data da Standard & Poors all’Italia è la stessa che hanno Paesi come Irlanda, Perù, Russia, Tailandia, Tunisia, Turchia, Panama, Messico, Croazia, Colombia, Marocco e Kazakistan.

Ma sorprende ancor di più che due Paesi, USA e UK, che hanno un debito simile a quello dell’Italia e un apparato industriale in parte vetusto e inadeguato, abbiano ancora oggi valutazioni altamente positive da parte delle agenzie di rating: doppia A per gli americani e tripla A per il Regno Unito! Viene il sospetto che queste agenzie siano più che al servizio della libertà di mercato al soldo dei loro mercati.

Tutta la verità su S&P.

Standard & Poor’s, è una azienda che fa parte del gruppo americano dell’editoria e dell’informazione Mc Graw Hill, quotato in Borsa. I suoi maggiori azionisti sono Capital World Investors, una delle più grandi società di gestioni fondi negli Usa, con il 12,45% delle azioni. Poi ci sono altre società di investimenti finanziari come State Street con il 4,39%, Vanguard con il 4,22%, BlackRock con il 3,89%, Oppenheimer Funds con il 3,84%, T. Rowe con il 3,36%, JANA Partners con il 2,95%. Il signor Harold Mc Graw detiene una quota del 3,96% ed è presidente e amministratore delegato della società. Il gruppo è amministrato da un consiglio composto da Sir Winfried Bischoff del Lloyds Banking Group e da ex-esponenti di Coca Cola, British Telecom ed altre società del mondo industriale inglese e americano. Il 15 settembre 2008, giorno del fallimento della più grande investment bank del mondo, Lehman Brothers, i risparmiatori avevano fatto affidamento sulla tripla A data alla banca dalle agenzie di rating S&P e Moody's.

Anche Moody’s è controllata da grandi gruppi della finanza e del banking inglese e americano. L’americano Warren Buffett, grande speculatore e terzo uomo più ricco del mondo, detiene il 12,42% della società con la sua Berkshire Hathaway. Si stima che, con i suoi 48 miliardi di dollari di patrimonio e grazie agli investimenti degli ultimi giorni, stia per superare Bill Gates al primo posto delle persone più ricche del pianeta. Gli altri proprietari di Moody’s sono banche e società di servizi finanziari: Capital World Investors, con il 12,33%, ValueAct Capital con il 6,06%, T. Rowe con il 5,92%, Vanguard con il 3,35%, State Street, con il 3,35% e BlackRock, 3,27%. Nel consiglio di amministratore di Moody’s sono presenti ex dirigenti di banche come Citigroup e ING ed ex- amministratori di grandi aziende multinazionali americane.

In pratica Standard & Poor’s e Moody’s, le maggiori società di rating del mondo che hanno degradato l’Italia nel ranking finanziario internazionale, sono dirette dagli stessi uomini che decidono di manovrare con movimenti speculativi contro il nostro Paese.

L'attacco all'Euro.

All’inizio dell’anno 2012 è iniziato in grande stile un nuovo attacco all’Euro. I grandi gruppi di investitori inglesi e americani hanno venduto miliardi di Euro e subito dopo Standard&Poor’s ha degradato vari paesi europei, cioè i detentori dell'Euro. Fra qualche tempo, quando la corsa al ribasso dell’Euro si sarà fermata, gli stessi “investitori”, quando e come vorranno, ricompreranno Euro a prezzi stracciati realizzando immensi guadagni.

In Italia si continuerà a discutere delle diverse prospettive: c’è chi pensa di poter ripristinare le condizioni che permisero il boom economico 1958-1962 con la liberalizzazione totale della normativa sul lavoro: in pratica, diventare noi i “cinesi”. Chi crede alla creazione di esenzioni fiscali a fini di investimenti produttivi finalizzati alla promozione delle eccellenze di territorio. Chi vorrebbe l’assistenza sanitaria privatizzata con la chiusura delle ASL che così come sono non servono a nessuno. Chi punta l’indice sul ridimensionamento del parassitismo burocratico e di Stato e su una nuova normativa per cui i dirigenti pubblici di qualsiasi grado non guadagnino più di 5 volte quel che guadagna l'ultimo dei loro dipendenti (adesso guadagnano anche 100, 200 o 500 volte di più). Chi chiede a gran voce di dimezzare i costi della politica e di eliminare province e Senato.

Inglesi: fuori o dentro, please!

Gli italiani devono rendersi conto che la crisi è “occidentale”. Infatti l’Africa, il Far East asiatico e la Cina, il Sud America col Brasile crescono e crescono tanto. Salvare l’Italia potrebbe significare dover rinunciare all’Europa. Oppure rimanere in Europa, ma con una capacità decisionale che solo oggi, dopo la lunga "estate" del berlusconismo, l’Italia inizia ad avere e forse non è ancora sufficiente ed incisiva. Chiedere anzitutto regole più chiare per tutti: non è accettabile che il Regno Unito stia con un piede dentro l’Europa e con l’altro faccia azione di sabotaggio.

La bocciatura di S&P mostra la difficoltà dell'Italia a finanziarsi sui mercati per pagare i 70 miliardi l’anno di interesse sul debito. Ma sono proprio le agenzie di rating che, con la bocciatura di un Paese, contribuiscono in modo radicale al suo fallimento.
Sembra che i sostenitori del libero mercato non vogliano lasciarlo libero veramente. Una volta le invasioni si facevano con l’esercito coloniale, oggi si fanno con l’appoggio tattico di Standard&Poors e Moody’s.

Paolo Giunta La Spada

10 commenti:

Massimiliano Zandomeneghi ha detto...

Ciao Paolo
Esprimo ora a parole la gratitudine che sento ogni volta che leggo un tuo post. Analisi e considerazioni sempre precise e "pulite"
Ciao e grazie

Russel ha detto...

E' un piacere vedere che qualcuno è in grado di spiegare in modo semplice cose che i grandi giornali non sono in grado di spiegare o non vogliono dire.

f.trufelli62@gmail.com ha detto...

Caro Paolo, siamo in Guerra e nessuno ha il coraggio di dire le cose come stanno, neanche i giornali. Il Dollaro ha dichiarato Guerra all’Euro in quanto lo ritiene estremamente pericoloso perche’ potrebbe presto salire sul palcoscenico dell’economia mondiale e di conseguenza meglio eliminarlo. In sostanza il dollaro deve rimanere la moneta di riferimanto del MONDO. Sono daccordo sul giudizio al Regno Unito, il suo opportunismo non ha confini. Fausto, Nairobi

paologls ha detto...

Massimiliano: grazie!
Scrivo per molte ragioni. Una è che non trovo sui giornali ricerche serie e dettagliate, idee brillanti, onestà intellettuale. I grandi giornali sui quali una volta scrivevano Biagi, Bocca, Montanelli oggi sono pieni di giornalisti mediocri. Ieri, mentre scrivevo "Attacco all'Italia", sul sito più famoso e seguito del Corriere della Sera c'era una inutile e ridicola disquisizione su come si pronuncia la parola Poors di Standard&Poors. E' come se la nave affondasse e si parlasse del colore del salvagente. La tendenza alla mediocrità si diffonde sempre di più.

Russel: grazie.
Italy & World vuole essere un piccolo contributo alla riflessione sull'Italia con un occhio agli orizzonti del mondo e qualche riferimento speciale all'Africa.

Fausto: grazie.
Inglesi, italiani, doppio gioco e interessi nazionali:
quando in un ufficio di un'organizzazione internazionale ci sono più di tre italiani scatta subito l'accusa, spesso immotivata vista la preparazione e l'onestà di molti nostri connazionali: "mafia!"
Quando nello stesso ufficio ci sono più di 10 inglesi, a volte anche nullafacenti, è "net-working".
Meno male che chi gira il mondo queste cose le sa perchè le vede con i suoi occhi tutti i giorni.

f.trufelli62@gmail.com ha detto...

A quando un'agenzia di rating Europea Paolo??? Fino a quel momento saremo sempre sotto il tiro minaccioso di chi non vuole un europa unita inducendo nazioni al fallimento e privilegiando i fondi angloamericani. E' una guerra e va combattuta ad armi pari..un abbraccio f.

f.trufelli62@gmail.com ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
paologls ha detto...

Fausto: non c'è un'agenzia di rating dell'Unione Europea, ma c'è Fitch Ratings, con sedi a Londra e New York, proprietà della Fimalac di Parigi al 60% e della Hearst americana al 40%. Non è un caso che Fitch, gruppo a maggioranza francese, abbia lasciato la tripla A alla Francia e una A all'Italia.
C'è il forte sospetto che le agenzie di rating, nate nei primi anni del Novecento per garantire la trasparenza dei bilanci aziendali, siano oggi diventate i luoghi ideali per manipolare i mercati e assecondare spinte speculative dei grandi investitori mondiali. Un caro saluto.
PGLS

Giorgio Rossi ha detto...

Paolo,
Stai ben tranquillo che gli investitori che contano, "smart money" guardano al di la' del rating. L'Italia ha colpe obiettive, troppe inefficienze, se pur tante potenzialita'. Vivo a Londra e lavoro sui mercati finanziari: non percepisco nulla da parte dei mercati di particolarmente "personale" nei confronti dell'Italia.

paologls ha detto...

Giorgio,

grazie del tuo commento.

Quello che colpisce è la velocità con cui i mercati hanno colpito l'Italia da luglio 2011 ad oggi: è difficile negare che ci siano forti movimenti speculativi e che le agenzie di rating, sottoposte a numerosi conflitti di interesse, non facciano più il loro mestiere. Sul fatto che non ce l'abbiano "specificamente" con l'Italia sono d'accordo con te, ciò non toglie che stanno danneggiando il nostro Paese e non fanno altrettanto con UK e USA.
Un cordiale saluto dall'East Africa

Paolo GLS

Giorgio Rossi ha detto...

C'e' decisamente un conflitto di interesse non da poco con le agenzie di rating. La cosa bella e' che questo e' ormai palese e al rating viene dato il peso che merita (non rilevantissimo).
D'altra parte pero' la situazione in area euro e' strutturalmente debole, e il solo fatto di esserne fuori ed avere una propria banca centrale frutta a UK e US un rating migliore.
Per come la vedo io, tra poco l'area euro sara' una bella occasione per comprare.